Cosa sono le tecniche di sostituzione mitocondriale?

Sono tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) basate sulla fecondazione in vitro che consentono di prevenire la trasmissione della malattia mitocondriale ai figli, da parte di donne portatrici di mutazione del DNA mitocondriale.

Il DNA mitocondriale può essere trasmesso ai figli, maschi o femmine, solo dalla madre, e contiene solo informazioni genetiche relative al metabolismo energetico della cellula, contrariamente al DNA nucleare che viene trasmesso da entrambi i genitori e contiene il nostro ‘corredo’ genetico.  Inoltre, mentre il DNA nucleare è presente nelle nostre cellule per il 99,9%, quello mitocondriale è presente per lo 0,1%

Queste tecniche innovative consentono di sostituire il DNA mitocondriale materno difettoso con quello sano di una donatrice. Esistono diverse tecniche di sostituzione del DNA mitocondriale: in una di queste, per esempio, si preleva il DNA nucleare dagli ovociti o zigoti portatori del DNA mitocondriale mutato che viene poi trasferito nell’ovulo o nello zigote di una donatrice sana dal quale è stato rimosso il DNA nucleare. L’embrione così ottenuto conterrà il DNA nucleare del padre, quello della madre e il DNA mitocondriale della donatrice e sarà geneticamente correlato al padre e alla madre

Le tecniche di sostituzione mitocondriale nella pratica: come avviene il trasferimento del fuso mitotico

In Italia le tecniche di sostituzione mitocondriale non sono ancora permesse. Sono approvate nel Regno Unito e in via sperimentale in Australia.

QUALI SONO LE TECNICHE DI SOSTITUZIONE MITOCONDRIALE POSSIBILI?

Trasferimento del fuso mitotico (utilizza ovociti non fecondati): il DNA nucleare viene rimosso dalla donatrice lasciando la parte della cellula contenente i mitocondri sani. Il DNA nucleare dell’ovulo materno viene quindi inserito in questa cellula. L’ovulo sano viene fecondato e quindi impiantato nell’utero materno, come già avviene per la FIV. Questa tecnica richiede un alto livello di precisione quando vengono maneggiati gli ovociti per non danneggiare le cellule.

Trasferimento dei pronuclei (utilizza ovociti fecondati): si esegue la stessa procedura del trasferimento del fuso mitotico ma il DNA nucleare viene rimosso dall’ovulo materno dopo la fecondazione (zigote). I due pronuclei, visibili nell’ovocita dopo la fecondazione, vengono rimossi dallo zigote che presenta i mitocondri anomali e trasferiti in uno zigote normale, privato precedentemente dei suoi pronuclei. Nell’esecuzione della tecnica è quasi impossibile non aspirare, e dunque portare con sé alcuni mitocondri mutati, fatto che determina comunque un certo livello di eteroplasmia nel nuovo zigote. La tecnica è già stata applicata con successo su zigoti umani, ottenendo embrioni con tassi di DNA mitocondriale mutato nulli o inferiori al 2%.

PERCHÉ UNA CAMPAGNA DI ADVOCACY E SENSIBILIZZAZIONE?

1- Per dare alle donne italiane con una diagnosi genetica di malattia del DNA mitocondriale, la possibilità di accedere alla donazione mitocondriale mediante un progetto pilota.

2- Per rendere sicure le tecniche di sostituzione mitocondriale. Sono assolutamente necessari ulteriori studi per provare la sicurezza e l’efficacia di queste tecniche nel prevenire la trasmissione delle malattie mitocondriali. Sull’esempio dell’Australia, dove oggi l’uso di queste tecniche è consentito in via sperimentale, Mitocon, insieme ad un gruppo di esperti, intende sottoporre al Ministero della Salute il finanziamento di un progetto pilota per la sperimentazione di tali tecniche.

COSA STIAMO FACENDO

In Italia, Mitocon ha promosso un gruppo di lavoro composto dai professionisti di diverse discipline, con la finalità di approfondire l’argomento sui diversi livelli di discussione ed i cui esiti sono riportati nel documento “Gli interventi di sostituzione del DNA mitocondriale: le questioni mediche, etiche, psicologiche e giuridiche”.

Per volontà degli stessi Autori e di Mitocon, questo documento si pone come primo passo per affrontare l’argomento e non vuole giungere ad una valutazione ed un giudizio sulla tecnica, ma vuole contribuire alla diffusione corretta delle informazioni e all’avvio di un confronto sul tema.

Mitocon ha quindi avviato una campagna informativa sul tema, che coinvolge la società civile e le istituzioni, con l’obiettivo di avviare la discussione e nutrire il dibattito.

ALLEGATI E RISORSE UTILI

FAQ

C’è ampia convergenza sull’idea che sia giusto applicare tali tecniche se l’obiettivo è terapeutico e previene la trasmissione di importanti patologie, come quelle mitocondriali. La preoccupazione è che l’intervento possa avere conseguenze indesiderate per chi nasce e, a lungo termine, per le generazioni future. Proprio per questo, però, è importante continuare a fare ricerca e migliorare le tecniche di sostituzione.

Le tecniche di donazione mitocondriale, potendo essere qualificate come trattamenti terapeutici, sono teoricamente ammessi. La legge sulla fecondazione assistita, infatti, vieta soltanto gli interventi di modificazione del patrimonio genetico degli embrioni che hanno uno scopo eugenetico o che non hanno finalità terapeutiche.

Per maggiori informazioni sulle questioni mediche, etiche e giuridiche, leggi il Documento del Gruppo di Lavoro

Per le donne con una mutazione nota del DNA mitocondriale che vogliono avere un figlio biologico, ci sono attualmente due opzioni per ridurre le possibilità di trasmissione della malattia mitocondriale:

  • Diagnosi Prenatale (PND): consente di avere una gravidanza in maniera naturale e viene fornita gratuitamente tramite SSN. Il principale svantaggio della PND è la possibilità di dover interrompere la gravidanza in caso di feto affetto, oltre al fatto che è difficile predirre il quadro clinico del nascituro a fronte di una quantizzazione del carico mutazionale del feto..
  • Fecondazione in vitro con Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT): è una tecnica che permette di identificare gli embrioni affetti o ad elevato rischio di patologia, che non verranno trasferiti in utero, evitando di dover ricorrere ad eventuale interruzione di gravidanza. Non rappresenta una soluzione nel caso in cui la donna sia portatrice di mutazioni omoplasmiche (ovvero la mutazione sia presente in maniera omogenea in tutti i tessuti corporei analizzati) o quando la paziente produca solo pochi embrioni e/o con carico mutazionale molto elevato e quindi non trasferibili.

Le terapie di sostituzione del DNA mitocondriale offrono un’opzione riproduttiva ulteriore alle pazienti portatrici di difetti mitocondriali, in particolare per mutazioni omoplasmiche dove non è applicabile la Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT). Nonostante i benefici, permangono dubbi sia di carattere tecnico, dovuti alla difficoltà di esecuzione, alla possibilità di danneggiare gli embrioni ottenuti, alle scarse percentuali di successo in termini di numero di gravidanze ottenute e al carico mutazionale residuo; sia di carattere etico, per il coinvolgimento di una donatrice esterna alla coppia che determina la presenza, seppur minima, di materiale genetico proveniente da tre diversi individui.

La donazione mitocondriale consentirà alle coppie di avere figli geneticamente affini senza il rischio che ereditino difetti del DNA mitocondriale che limiterebbero drasticamente la loro vita.

Oltre al devastante impatto fisico ed emotivo sui pazienti e sulle loro famiglie, molti pazienti devono sottoporsi a visite ospedaliere ripetute e prolungate, non sono in grado di lavorare e possono aver bisogno di assistenza a tempo pieno. Proteggendo le future generazioni dalle malattie mitocondriali, la donazione mitocondriale avrà un impatto economico positivo, eliminando la dipendenza dai sistemi comunitari, sanitari e sociali.