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LEA, nuovo decreto tariffe: punti di forza e criticità

Con il decreto tariffe il nuovo Nomenclatore entrerà in vigore il 30 dicembre 2024: approvazione ufficiale senza modifiche

La riforma del Nomenclatore è il risultato di un lungo percorso di confronto tra le istituzioni centrali, le Regioni e le associazioni di settore. La bozza iniziale, redatta dal Ministero con il supporto di esperti tecnici, ha subito affinamenti nel corso di consultazioni preliminari per garantire che il testo fosse il più inclusivo e funzionale possibile. Ora sappiamo che il nuovo Nomenclatore entrerà in vigore il 30 dicembre 2024: la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il testo senza apportare alcuna modifica di contenuto con decisione unanime.

Cosa cambia con il Nuovo Nomenclatore

Il Nomenclatore rappresenta uno strumento essenziale per regolare l’erogazione di prestazioni e dispositivi a carico del Sistema Sanitario Nazionale (SSN). La nuova versione introduce aggiornamenti significativi, sia sul fronte tecnico che normativo comprendendo anche tecniche che non erano incluse nell’ultima versione perché non esistevano. Il nuovo elenco, infatti, inserisce tecnologie avanzate, come protesi digitali e dispositivi per la telemedicina, che non erano contemplati in precedenza.

Dalla nota rilasciata dal Ministero si evince che l’attuazione del nuovo Decreto Tariffe rappresenta un passo cruciale per garantire su scala nazionale l’effettiva applicazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), previsti dal DPCM 2017. Il decreto mira a superare le disparità territoriali nell’accesso ai servizi, assicurando che tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro area di residenza, possano beneficiare di prestazioni sanitarie avanzate e in linea con le più recenti innovazioni medico-scientifiche, sia nel campo della specialistica ambulatoriale sia in quello della protesica.

Criticità

Tuttavia, non emergono misure concrete volte a migliorare l’inclusione delle prestazioni genetiche nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo rappresenta un limite significativo, considerando il ruolo cruciale che la genetica riveste nella diagnosi e nel trattamento di un ampio spettro di patologie gravi e rare. Nonostante le numerose osservazioni avanzate dalla Società Italiana di Genetica Umana (SIGU), che ha evidenziato l’urgenza di potenziare l’accesso ai test genetici per garantire equità e qualità delle cure, il Ministero della Salute sembra non aver recepito tali istanze.

In un’epoca in cui le tecnologie genetiche sono diventate fondamentali per la medicina personalizzata e per il trattamento precoce di malattie complesse, questa mancanza di attenzione rischia di ottenere il risultato opposto: amplificare le disuguaglianze territoriali e rallentare il progresso verso un sistema sanitario realmente inclusivo e innovativo. L’assenza nel nuovo nomenclatore della prestazione riferita all’analisi dell’esoma potrebbe limitare molto la possibilità di effettuare non solo la diagnosi, ma anche con tempi relativamente brevi, per molte malattie rare senza nome.

A seguito dell’entrata in vigore del nuovo nomenclatore, le Regioni potranno decidere se aumentare il tetto di spesa per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica con il rischio di creare un sistema sanitario a due velocità in base alla Regione di residenza e a discapito dei pazienti provenienti dalle Regioni economicamente più vulnerabili.

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